
- Composizione
- 1908; rivisto negli anni '30
- Prima esecuzione
- 11 maggio 1946 · New York · Edgar Schenkman e Theodore Bloomfield
- Organico / versione
- Tromba, fiati e archi
La domanda senza risposta fa sì che una sala da concerto sembri contenere diversi mondi contemporaneamente. Gli archi suonano piano e sostengono uno sfondo lento e continuo. Una tromba pone una breve domanda ricorrente. I legni rispondono con crescente agitazione. Questi gruppi non si alternano semplicemente in una normale conversazione: conservano diversi tipi di tempo musicale e un sorprendente grado di indipendenza. L'ascoltatore deve decidere dove porre l'attenzione e quella decisione diventa parte dell'esperienza.
Ives compose per la prima volta l'opera nel 1908 e la revisionò negli anni '30. La sua prima esecuzione pubblica documentata avvenne a New York nel 1946. Il divario tra composizione e ricezione è caratteristico di un compositore i cui esperimenti spesso si sviluppavano al di fuori della vita concertistica consolidata. Ci ricorda anche che la data storica di un'opera e il momento in cui il pubblico la incontra per la prima volta possono essere molto distanti.
Ives ha fornito un'interpretazione filosofica dei tre gruppi, ma non occorre leggere il brano come un enigma con un’unica soluzione. I rapporti musicali sono già esatti. Il lento movimento consonante degli archi appare quasi inalterato dagli eventi che si presentano di fronte ad esso. La frase ripetuta della tromba non si colloca nello stesso mondo armonico. I legni tentano risposte sempre più complesse e agitate man mano che la sequenza prosegue.
Un ascoltatore può seguire la domanda ogni volta che ritorna, oppure seguire gli archi e sentire gli altri eventi come disturbi di una superficie continua. Queste sono esperienze diverse della stessa partitura. La separazione spaziale, laddove l'esecuzione lo consente, può rendere la distinzione particolarmente chiara, ma la separazione essenziale è scritta anche nel ritmo, nell'armonia e nell'articolazione.
La crescente urgenza dei legni non porta a un climax convenzionale in cui tutti i gruppi strumentali convergono. La loro attività alla fine svanisce. La domanda si sente di nuovo e gli archi continuano. Il finale può sembrare pacifico, solitario o inquietante a seconda di come si sente la relazione tra persistenza e indifferenza. Nessuna di queste risposte deve essere imposta come significato esclusivo dell'opera.
La sua brevità rende l'esperimento insolitamente concentrato. Ives non chiede soltanto una nuova melodia, ma un nuovo modo di ascoltare eventi simultanei. Nel concerto di Nova del settembre 2022, il pezzo ha preceduto il Quinto Concerto per violino di Mozart e la Terza Sinfonia di Prokofiev. Il collegamento all’esecuzione riportato di seguito registra quel programma; non implica una prima austriaca.
La domanda è cambiata durante la revisione
Le successive revisioni di Ives hanno accentuato la separazione tra i gruppi musicali e modificato la domanda stessa. Nella forma precedente, la sua altezza finale tornava al punto di partenza; la frase rivista lascia un diverso senso di sospensione. Un cambiamento così piccolo è determinante in un lavoro costruito attorno alla ripetizione. Il punto non è semplicemente che la tromba riproponga la domanda, ma che l'ascoltatore diventi sempre più consapevole di ciò che resta irrisolto nel gesto.
Diversi orologi nella stessa stanza
Le risposte dei legni accelerano progressivamente, mentre gli archi conservano il loro lento andamento. Le battute e le pulsazioni dei gruppi non devono coincidere come in una normale scrittura orchestrale: occorre mantenere l’indipendenza dei diversi piani. Seguendo gli archi anziché la tromba, gli altri interventi sembrano brevi interruzioni di un movimento molto più disteso.
Una serata da ricordare.
Prima esecuzione documentata di Nova
Mozart · Prokofiev
Musikverein Wien · Brahms-Saal
Alexandra Tirsu · Violino · William Garfield Walker · Direttore
Charles Ives
Charles Ives immaginava la musica da concerto come un luogo in cui i suoni della vita quotidiana potevano mantenere la loro indipendenza. Inni, marce, canti popolari ed esperimenti musicali possono sovrapporsi senza uniformarsi in un'unica prospettiva. La sua musica invita a percepire diversi tipi di tempo e memoria contemporaneamente.
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